Le profonde trasformazioni
culturali che hanno caratterizzato la nostra società
rendono sempre più evidente la molteplicità dei codici linguistici che debbono
essere padroneggiati dall’individuo. Le Indicazioni Nazionali per la scuola
dell’infanzia riconoscono grande utilità al libro e alla valorizzazione del
linguaggio orale e del primo contatto con la lingua scritta.
La lingua si apprende
all’interno di una varietà di contesti comunicativi e
che essa è un contesto di regole che vanno applicate anche se non si sanno
descrivere.
Lo sviluppo delle competenze
comunicative concorre al superamento dell’egocentrismo tipico di quest’età, infatti, attraverso il linguaggio
il bambino acquisisce fiducia nella propria capacità di comunicare con
gli altri.
Nella scuola dell’infanzia è
importante partire dalla realtà del bambino e predisporre un’organizzazione
degli spazi della scuola ad una serie di situazioni interpersonali che stimolino a comunicare. Le Indicazioni Nazionali invitano ad
organizzare oppositi angoli in modo da favorire la libera
consultazione di giornali, immagini, ascolto di storie al registratore ed
altro.
Importante diventa la
conversazione nel piccolo gruppo in modo che tutti possano parlare e al
contempo ascoltare. Il libro costituisce un’occasione insostituibile di arricchimento linguistico; è importante stimolare il
bambino a guardare e a capire, a interrogarsi su ciò che vede, a costruire
legami tra i singoli oggetti e le immagini e ad elaborare le informazioni che
il testo suggerisce.
Nel periodo tra i quattro e
gli otto anni avviene un cambiamento nell’esperienza\
linguistica del bambino: l’incontro con la lingua scritta.
Le ricerche
sull’apprendimento della lingua scritta di Ferreiro e
Teberoskj hanno modificato e reso più complesso la
visione del bambino che impara a leggere e a scrivere, ricomponendo
un’unità tra le modalità con cui il bambino impara e si appropria della lingua scritta e quelle con cui si impara e si
appropria della lingua orale.
Imparare a leggere e a
scrivere non è l’apprendimento di meccanismi percettivi e motori per dire le
stesse cose permesse dal linguaggio orale semplicemente trasferendole sul
foglio: è invece un apprendimento linguistico-cognitivo
complesso che non inizia e non finisce a sei anni, ma ha le sue radici nel
periodo prescolare.
La scuola quindi, e in
particolare la scuola dell’infanzia, si pone come
luogo privilegiato in cui le occasioni di parlare, conversare e discutere
devono essere favorite per tutti i bambini. Infatti è
a scuola che il bambino trascorre molte ore della giornata ed è in questo
ambiente che la comunicazione verbale può avvenire in modo spontaneo e naturale
per la presenza di altri coetanei. Non bisogna lasciare alla
spontaneità dei bambini la possibilità di scambi comunicativi, occorre
progettare attività volte a sviluppare le loro competenze linguistiche. Infatti in tutto il percorso si è dato molto spazio allo
sviluppo delle abitudini a parlare, ad esprimere le proprie idee,ad ascoltare e
comprendere le idee degli altri. In particolare la conversazione in cerchio è
un momento importante in tutto l’arco della giornata. Ogni mattina dopo le
attività di routine ( appello, calendario)ci si siede in cerchio per parlare.
Le motivazioni possono essere tante come regole di comportamento, una soluzione
da trovare, lettura di un libro. E’ importante che la scelta degli argomenti
risponda sempre ad un reale interesse del bambino: non si parla tanto per parlare, ma bisogna essere sollecitati e coinvolti in prima
persona perché la partecipazione sia attiva e la comunicazione efficace. Devono
essere offerte a tutti i bambini opportunità di discussione su di un ampio
ventaglio di argomenti, perché ogni bambino rivela
competenze linguistiche diverse rispetto alle diverse proposte e anche alle
diverse situazioni comunicative: ogni bambino utilizza un registro linguistico
differenziato dal punto di vista lessicale e sintattico che può essere più o
meno adeguato alla situazione comunicativa specifica.
Il ruolo dell’insegnante che
guida la conversazione è determinante ai fini
dell’efficacia comunicativa. E’ importante scegliere il momento opportuno per
parlare , quando i bambini sono freschi e la loro
capacità di attenzione è alta.
·
Nell’interazione
verbale con i bambini è importante:
·
Usare termini
chiari e comprensibili;
·
Sollecitare chi
non interviene per timidezza o perché è distratto.
Se
la lingua scritta è
importante , il compito della scuola consiste nel proporlo in modo corretto.
Vigotskij sottolinea che il
raggiungimento della capacità di scrivere non coincide con il punto di arrivo
del processo, ma consiste nel considerare i diversi passaggi che si compiono per giungere alla
consapevolezza del linguaggio scritto come strumento di conoscenza e
comunicazione. Per molto tempo la scrittura è stata considerata come un
apprendimento artificiale fortemente basata sull’esercitazione visivo-motoria e avulsa dal contesto
culturale e sociale, oltre che dai processi cognitivi.Come
ho affermato precedentemente le ricerche di Ferreiro e Teberoskj hanno
fornito una nuova visione psicologica e educativa del processo di apprendimento
della lingua scritta. Infatti hanno messo in luce che
la capacità di leggere e scrivere è il
punto di arrivo di un lungo processo cognitivo attraverso il quale
arriva a capire come funziona il nostro sistema di scrittura, processo che
passa attraverso varie tappe.
DIFFERENZA TRA DISEGNO E
SCRITTURA
QUESTA FASE è caratterizzata
dalla ricerca che il bambino conduce per arrivare a distinguere il disegno
dalla scrittura; il bambino deve capire che i segni tracciati sul foglio non
riproducono iconicamente l’oggetto, ma stanno per l’oggetto. Le scritture dei bambini rivelano che sono state
identificate le caratteristiche principali che situano fuori
dal campo iconico. Il secondo periodo è caratterizzato dall’elaborazione
dei bambini della quantità minima: una scrittura è una scrittura se è composta da un certo numeri di segni, per molti bambini una scritta è
una scritta se è composta da almeno tre segni. Il terzo periodo è quello della fonetizzazione, quello cioè in cui
il bambino scopre che la scrittura è la rappresentazione della lingua orale. In
effetti, all’interno di questo periodo sono identificabili tre momenti distinti
(fase sillabica, fase sillabico alfabetica, fase alfabetica)
attraverso i quali il bambino arriva a rappresentare nella scrittura proprio
gli elementi della lingua (i fonemi) che la cultura in cui vive ha scelto di
rappresentare graficamente.
Nella fase sillabica il bambino
ha trovato un criterio per controllare la quantità di segni di cui ha bisogno
per scrivere parole diverse: un segno per ogni sillaba della parola. - il
bambino pensa che ad ogni lettera corrisponda un suono sillabico;le situazioni di conflitto (quando ci sono più lettere del
previsto) vengono risolte raggruppando le lettere o inventando parole nuove per
le lettere eccedenti, senza mettere in dubbio la teoria-.
Nella fase sillabica – alfabetica il bambino
pur non abbandonando completamente l’ipotesi sillabica affianca a questa
l’ipotesi alfabetica, per cui alcuni segni
rappresentano le sillabe e altri i fonemi della parola.
Nella fase alfabetica il
bambino scrive rappresentando con ogni segno i fonemi della parola( riesce a
stabilire la corrispondenza delle singole lettere con il loro suono
convenzionale: ci sono ancora errori, non ci sono le doppie, a volte scrive da
destra a sinistra, sovente le parole della frase non sono separate tra di loro, tuttavia la scrittura diventa comprensibile
all’adulto).
PERCORSO DIDATTICO IN UNA SEZIONE DI 5 ANNI
IMPARO COSE NUOVE
Prima parte
Oggi
i bambini sono coinvolti nel mondo della parola scritta: scritte, insegne
pubblicitarie, televisione . lo
stesso libro costituisce ormai un oggetto presente in ogni casa e molte volte
la lettura costituisce una delle modalità con cui gli adulti entrano in relazione
con i bambini.
Il progetto di questo anno
scolastico vuole essere un primo approccio alla letto-scrittura e all’amore per
la lettura. La stessa è un’attività privilegiata che accompagna il bambino per
tutto il periodo della scuola dell’infanzia. Il percorso è finalizzato al
raggiungimento di importanti abilità, afferenti alla verbalizzazione, alla comprensione e alla rielaborazione,
in sostanza alla comunicazione verbale.
Gli
studi psico-pedagogici mettono in
rilievo la correlazione tra pensiero e linguaggio. Il bambino che amplia
il proprio universo linguistico aumenta le proprie
possibilità di operare nel mondo con incisività e costruttività.
Nel
primo periodo dell’anno scolastico ho portato a scuola
riviste con tante immagini colorate e ho provato a sfogliarle insieme ai
bambini. Ho costatato il loro interesse e la loro
curiosità nel cercare di leggere quello che c’era scritto. Abbiamo constatato
che alcuni bambini riconoscevano alcune lettere dell’alfabeto e tentavano di
leggerle e chiedevano insistentemente : “come si legge?”
Ho
iniziato il percorso presentando ai bambini diverse immagini con relative
scritte ho chiesto: secondo voi cosa c’è scritto?
Ecco
alcune risposte:
¨
Immagine tazzina di caffè
con la scritta kimbo à i bambini leggono tazza di caffè;
¨
immagine wafer con i biscotti disegnati à i bambini leggono biscotti
¨
immagine biscotti mulino bianco àil bambino ha letto mulino bianco, non
perché sa leggere, ma perché ha impresso nella mente lo spot pubblicitario.
In
realtà, in tutte le immagini proposte i bambini non
hanno letto la scritta, bensì l’immagine raffigurata, tranne alcuni bambini che
provavano a leggere le scritte.
SCRIVO IL MIO NOME:
-
CON
I TIMBRI
-
CON
LE LETTERE DELL’ALFABETO RITAGLIATE DAI GIORNALI
-
ALLEGRO
E CON UN DISEGNO
GIOCARE CON LE PAROLE
A
cosa servono le parole? Come sono fatte? I bambini rispondono che le parole
servono a parlare, per dire delle cose per esempio: “posso bere?” le parole si dicono con la
bocca, si sente la voce.
L’insegnante
legge le filastrocche di Rodari
I bambini si sono divertiti a
raggruppare le parole in base ai seguenti attributi:
◙
LE PAROLE DI NATALE : abete , Babbo Natale, presepe, stella cometa, neve,
panettone, Gesù Bambino, Maria
,Giuseppe, torrone, palle di neve, notte stellata, grotta, luci
◙
LE PAROLE FREDDE ghiaccio, neve, gelato, frigorifero, inverno.
◙
PAROLE CALDE : lava del vulcano, fuoco, sole, brodo.
◙
PAROLE PAUROSE : fantasma ,verme, mostri, buio, drago, vampiro, leone,
serpente, King-Kong, dinosauro.
◙
PAROLE DIVERTENTI : pagliaccio, carnevale, scherzetto,
Al
termine si illustrano le parole preferite
GIOCARE CON
LE RIME
Attraverso la lettura di
filastrocche si
invitano i bambini a giocare con le rime.
Le carte delle rime
|
Pulcino |
bambino |
|
Fiore |
|
|
Funghetto |
|
|
Bambina |
|
Castagna - lavagna
Mano - nano
Gatto - piatto
Bidella - frittella
Fa rima con …
Mela
fa rima con vela,
chiave fa rima con nave,
cane fa rima con pane,
limone fa rima con timone,
tavolo fa rima con cavolo.
I Nostri Nomi Fanno Rima Con …
Marco fa rima con parco,
Mirco fa rima con circo,
Chiara fa rima con zanzara
Luca fa rima con buca
Daniele
fa rima con miele,
Simone fa rima con pallone.
ATTIVITA’
DI LETTO-SCRITTURA
attività spontanee: allestimento dell’angolo
della lettura con libri ,giornali e riviste, P.C., angolo
della posta per ricevere ed inviare messaggi a compagni, amici, genitori
,angoli dei giochi strutturati con
giornali da ritagliare, immagini, lettere.
Confronto di scritture spontanee: scopo dell’attività è
portare i bambini gradualmente ad interrogarsi sulle modalità di scrittura e
sul sistema stesso di scrittura che, nel caso della lingua italiana,richiede una corrispondenza fonema /grafema.
Routine: pratiche che stimolano il bambino
all’acquisizione della lingua scritta come: costruzione e d uso
dei simboli con parole scritte, denominazione degli spazi, angoli, laboratori,
incarichi giornalieri, appello,calendario,lettura e racconto da parte
dell’adulto e del bambino.
Utilizzo dei Software da parte dei bambini: l’insegnante inserisce il
dischetto, i bambini in piccolo gruppo ¾ realizzano i vari percorsi rispettando
il turno, giocando, suggerendo, crescendo in collaborazione.
Laboratorio parola- immagine: simbolizzazione
della lingua scritta attraverso le immagini e i disegni concordati insieme,la banca delle parole che si arricchirà ogni giorno di
nuove parole.
Racconto e costruzione di testi narrativi : storie, poesie, filastrocche, rime, canzoni,
favole, storie inventate.
La lingua scritta nel contesto della scuola dell’infanzia ha lo scopo di
narrare e conservare la memoria dei diversi momenti della vita quotidiana .
Seconda
Parte
Storie di parole
CONVERSAZIONE
SUL LIBRO
1.
Come è fatto un libro?
2.
Di che cosa è fatto un libro?
3.
Cosa c’è nei libri?
4.
Dove si trovano i libri?
Lettura
di un libro (il momento della lettura è molto importante, i bambini si
dispongono in cerchio – l’insegnante racconta ).
Dopo la lettura l’
insegnante fa alcune domande
1.
Quali sono i personaggi?
2.
Sono buoni o cattivi?
3.
Che cosa fanno?
Disegna
il personaggio che ti è piaciuto di più
Conversazione
su come è fatto un libro
I
libri hanno tanti disegni
Luca: “quello che hai in mano è la storia di una
bambina piccola io la conosco, ho visto il cartone”.
Davide: “anch’io lo conosco!”.
La maestra: “allora cosa c’è nei libri?”
Giulia: “ci sono le storie, ci sono
tante pagine, sono attaccate, ci sono tante figure, ci sono le scritte grandi e piccole.
La maestra: “Dove si trovano i libri?
I bambini: “a casa, in biblioteca, al
mercato, i libri si comprano dove li vendono”.
Storie
di parole
L’insegnante
arriva a scuola con una valigia: la valigia delle
storie. Racconta ai bambini che lungo la strada per la scuola, davanti
alla posta di Maranello, ha
incontrato una nonna che le ha regalato la valigia con una lettera.
La lettera di nonna Gina
“Cari bambini,
mi chiamo Gina e sono una nonna. Ieri, mentre ero in giardino, mi sono tornati in mente tanti bei ricordi di quando i miei nipoti erano
piccoli e leggevo loro tante fiabe; così mi è venuta un’idea. Sono andata in
soffitta, ho
preso la valigia che conteneva tante storie, l’ho spolverata ben bene e ve l’ho
mandata a scuola tramite la maestra Anna. Spero che le storie
vi piacciano tanto e che vi divertiate anche voi come facevano i miei nipotini.
Con affetto,
nonna Gina.”
Narrare
una storia è il piacere di comunicare emozioni, è un incontro tra persone che
stabiliscono una certa complicità: molte volte le storie sono già note, ma ai
bambini piace riascoltarle. Si narra con le parole, con l’espressione del
volto, con gli occhi, con le mani e soprattutto con il cuore. Attraverso le
sfide e le paure delle storie raccontate si sviluppano e potenziano le capacità
di attenzione, di comprensione e di apprendimento. È
importante predisporre un angolo per questi momenti in cui si viaggia in un
mondo fantastico. La valigia delle storie vuole assolvere proprio questo
compito, infatti l’insegnante, quasi come per magia,
estrae una storia dalla valigia e inizia a raccontare. Altre
volte, dalla valigia, vengono fuori delle immagini e con queste i bambini
provano ad inventare una storia come quella degli amici della giungla (immagini: serpente, ragno, cane,
bambino, babbuino, elefante) e il castello incantato (immagini: strega, bambini,
fantasma, principe e principessa).
Ai
bambini piace inventare e quando giocano liberamente creano situazioni
fantastiche, costruiscono brevi racconti, sperimentando inconsapevolmente le
modalità e i vincoli di una narrazione.
L’insegnante
durante la fase di invenzione, stimola i bambini con domande
che possano aiutare l’evolversi della trama, riprendendo le fila del discorso,
riassumendo il racconto per verificarne l’andamento. Al termine trascrive il
racconto inventato dal gruppo al computer, divide in sequenze la storia e
chiede ai bambini di illustrarlo.
Analizziamo
una storia
L’insegnante
legge un racconto
Dopo
la lettura si dà spazio alle domande dei bambini, alle emozioni provate,
cercando poi di focalizzare l’attenzione sui particolari descritti:
·
Chi è il
personaggio principale della storia?
·
Cosa succede?
·
Come finisce la
storia?
·
Quale
personaggio preferite?
·
Perché vi è piaciuto?
E adesso
illustriamo la storia.
Legato
al percorso sulla lettura è il progetto ambiente “uh che paura!”un viaggio che porterà i bambini
ad affrontare alcune paure attraverso ascolti di rumori, emozioni, giochi e attività grafico pittoriche. A guidare i bambini in
questo viaggio è il pipistrello Ugo che, attraverso il racconto della sua storia insegna ai
bambini come superare le paure. Ugo usa anche una filastrocca che i bambini
recitano tenendosi per mano.
Filastrocca antipaura
La senti che arriva
Ti prende piano piano
Ma tu non farci
caso
E stringi la
mia mano
La paura se ne andrà
E mai più
ritornerà!
Le insegnanti continuano il
percorso con una conversazione sulle paure e la costruzione della scatola delle
paure,dove sono stati riposti tutti i disegni paurosi
e le paure dei bambini .